Dente rotto: riparazione o estrazione? Ecco cosa fare

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Non sempre un dente rotto va estratto! Certo, prima poniamo rimedio e meglio è ovvero maggiori sono le possibilità di recuperarlo e questo indipendentemente dal fatto che faccia male e procuri dolore.

La frattura di un dente è una delle esperienze maggiormente spaventose per un paziente sia che si tratti di un evento improvviso traumatico (mentre si addenta una pizza, per una caduta sfortunata o per un contatto pesante durante un’attività sportiva), sia che la frattura avvenga in modo lento e progressivo (un buchetto che poi si allarga e il dente che pian piano si “sbriciola” o in cui si frattura una parete in attesa che il suo proprietario decida di occuparsene).

La buona notizia è che non sempre un dente rotto va estratto! Certo, prima poniamo rimedio e meglio è ovvero maggiori sono le possibilità di recuperarlo e questo indipendentemente dal fatto che faccia male e procuri dolore.

Il dolore in questo caso davvero non è un buon indicatore di urgenza o di gravità della situazione! Spesso il dente fa male perché il nervo è infiammato da una grossa carie che alla fine ha fatto rompere un pezzo di dente. Ma basterà eseguire una devitalizzazione e il dolore scompare e il dente potrà essere ricostruito e tornare a funzionare perfettamente.

In altri casi invece, il dolore è totalmente assente perché il dente è già devitalizzato. In queste situazioni, poiché la carie (che è una demineralizzazione del dente e quindi può avvenire anche nei denti devitalizzati e persino nei denti ricoperti da una corona) cresce indisturbata nel tempo, distrugge grandi porzioni del dente e anche della radice del dente.

Quando il dente si spezza e il paziente realizza il problema, spesso è tardi per porre rimedio.

Ecco quindi un’altra situazione per spiegare al paziente quanto siano importanti le visite periodiche di controllo! Quanto ci può costare non farle? E quali amare e costose sorprese potrebbe avere il paziente?

A volte, infatti, le cure che andrebbero eseguite sono così indaginose, lunghe e dall’esito incerto che la bilancia tra costi (di tempo e denaro) e benefici (scarsa robustezza del dente dopo il recupero) ci fa propendere per una estrazione.

La frattura del dente può anche essere microscopica, una crepa che dall’esterno neanche si vede e che la radiografia non evidenzia: sono casi difficili da riconoscere e diagnosticare per il medico: spesso è il paziente che attira l’attenzione su un dente all’apparenza ben curato perché ha fastidiose fitte di dolore solo quando mastica in un certo modo o cibi di una certa specifica consistenza.

Se la crepa arriva ad interessare il lume interno del dente, oltre al fastidio intermittente o ricorrente, vi è l’impossibilità di recuperare il dente perché non sarà possibile caricarlo delle forze di masticazione: ad ogni pressione infatti la crepa inesorabilmente si aprirà o si approfondirà (esattamente come la crepa su un parabrezza) provocando la frattura del dente: si parla di fratture verticali (relative all’asse lungo del dente) e sono situazioni in cui è obbligatorio, ahimè, procedere con l’estrazione del dente.

Può capitare anche che si rompa un pezzo di dente non particolarmente ampio ma che la rima di frattura si estenda sotto il margine gengivale “a becco di flauto” e allora non sempre è possibile eseguire un corretto restauro che garantisca adeguata protezione al nervo e rispetti la salute della gengiva.

Si tratta di situazioni sempre diverse che vanno di volta in volta analizzate per decidere se e come poter salvare il dente dall’estrazione.

Il suggerimento è quello di comprendere bene con il proprio dentista la situazione relativa al dente in cura per decidere se investire oggi i soldi necessari a un recupero meccanicamente sicuro del dente (devitalizzato o meno) piuttosto che risparmiare oggi per poi perdere un domani tutto il dente che si dovesse fratturare malamente, cioè irrimediabilmente.

Dente rotto: riparazione o estrazione? Ecco cosa fare ultima modifica: 2019-01-14T18:17:44+00:00 da Claudia Bittante

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