Bite e paradenti, quali sono le differenze?

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Qualsiasi apparecchio che venga interposto tra le arcate dentarie con lo scopo di escludere o modificare gli incastri dentali naturali che il paziente ha, è un bite. Il paradenti è un dispositivo di protezione della dentatura che viene suggerito a chiunque pratichi sport di contatto.

La parola “bite” è inglese e significa “morso”.

Nel gergo tecnico odontoiatrico la parola bite viene utilizzata specificatamente quando si tratta di curare i disturbi che il paziente riferisce a carico dei muscoli masticatori, dell’articolazione temporo-mandibolare (quella grazie alla quale la mandibola compie i movimenti di apertura e chiusura e tutti gli spostamenti necessari per compiere la deglutizione, la masticazione e la fonazione).

Il sempre più diffuso “logorio della vita moderna”, fa sì che sempre più pazienti presentino il fenomeno del bruxismo (intenso e inconsapevole sfregamento dei denti tra di loro) o del serramento (eccessiva e continuativa contrazione dei muscoli elevatori della mandibola che sottopongono i denti a un sovraccarico di forze).

Queste para funzioni possono causare un’usura anomale dei denti (e dei lavori eseguiti dal dentista) che si abradono maggiormente di quanto dovrebbero e possono anche spezzarsi.

In alcuni casi, a pagare il prezzo biologico sono invece i condili dell’articolazione temporo-mandibolari che si deformano e possono comparire rumori (schiocchi, scrosci o fruscii) durante i normali movimenti che la mandibola compie durante la masticazione o lo sbadiglio.

In altri pazienti invece i disturbi si manifestano sotto forma di crampi alla muscolatura del volto o del collo e anche in distretti molto distanti dalla bocca (spalla o schiena) e possono essere causa di mal di testa, fitte o dolorabilità sorde al risveglio o nei momenti di maggior stanchezza.

Questi sono i casi in cui diventa utile o addirittura necessario approntare un bite per proteggere i denti e le articolazioni da una usura eccessiva o per dare sollievo alle contratture muscolari.

Vi sono diversi tipi di bite che si possono utilizzare per raggiungere questo scopo e, come sempre, non è possibile in questa sede indicare una soluzione adatta a chiunque ma quello che il paziente deve sapere è che il bite deve essere costruito in modo specifico per lui dopo aver analizzato la sua particolare situazione e, nel caso si utilizzino dei preformati, questi vanno adattati individualmente in bocca al paziente.

In ogni caso, quella che si fornisce attraverso l’uso di un bite è una terapia e richiede quindi successivi e cadenzati controlli per valutarne gli effetti e per effettuarne eventuali modifiche.

Il paradenti è un dispositivo di protezione della dentatura che viene suggerito a chiunque pratichi sport di contatto (basket, calcio, pallavolo, arti marziali e box) o a rischio trauma (sci, down hill, skateboard o pattinaggio etc …) e viene costruito in modo diverso a seconda dello sport in questione cercando di proteggere adeguatamente la dentatura, ma contemporaneamente di non ridurre il flusso di aria necessario allo sportivo durante lo sforzo fisico o la sua necessità di comunicare.

Anche qui la costruzione del paradenti passa attraverso il rilevamento di un’impronta dentale che registri le caratteristiche della dentatura della persona (denti mal posizionati, incisivi più o meno sporgenti, palato più o meno stretto, contatti più o meno corretti e armonici tra le 2 arcate, etc…) per poi poter studiare forme, spessori e materiali adeguati a quella bocca e a quel tipo di sport.

Bite e paradenti, quali sono le differenze? ultima modifica: 2019-02-02T18:26:55+00:00 da Claudia Bittante

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